sabato 21 novembre 2009

Le feu au coeur du vide




Ma tu, uomo gaudente, chi sei?
Ti misuro: una formula eterna.

Alda Merini, 1948.

venerdì 13 novembre 2009

Canzone per Alda Merini, l'omaggio di Vecchioni.

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l’unico tempo è nel tempo che colsi
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l’amore che manca è l’amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato.

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com’è dolce il ricordo di Dino Campana;
perchè basta anche un niente per essere felici,
basta vivere come le cose che dici,
e divederti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si fa per vivere,
guarda! Io sto vivendo.

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l’ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento…

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata.

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

venerdì 6 novembre 2009

La Mer

s'envoler



Med-in-tango

venerdì 11 settembre 2009

Alle "donne che corrono coi lupi" e a chi corre con le donne che corrono coi lupi



...un manifesto spirituale, non di certo per chi fa esercizi di leggerezza, bensì per chi, leggero, volando alto, altissimo, compie sforzi di levità.
un abbraccio

lunedì 17 novembre 2008

Parigi in agosto


Antonio Canova, Psiche rianimata dal bacio di amore, 1793 Parigi Louvre


Come un attore imperfetto che sul palcoscenico
dimentica la parte per troppa paura;
o come un violento che gonfio di rabbia
sente mancargli il cuore per furia eccessiva;
io per scarsa fiducia in me stesso dimentico
l'esatta cerimonia del rito d'amore,
e proprio nella forza del mio amore sento
di venir meno, oppresso dal fardello della sua potenza.
Siano dunque i miei libri l'eloquenza,
e i messaggeri muti del mio petto
che parla e invoca amore, e chiede ricompensa
meglio di quella lingua che già tanto disse.
Impara a leggere, dunque, tutto ciò che ha scritto
l'amore silenzioso; ascoltare con gli occhi
si addice al fine ingegno dell'amore.

William Shakespeare